Con ogni nuova generazione di iPhone, Apple presenta un nuovo chip e promette miglioramenti in termini di prestazioni ed efficienza energetica. Negli ultimi anni, però, gran parte di questa evoluzione è avvenuta in modo graduale, attraverso perfezionamenti di tecnologie già in uso.
Con l’A20 Pro, atteso su iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, la storia potrebbe essere diversa.
Il nuovo processore dovrebbe essere il primo chip Apple realizzato con il processo produttivo a 2 nanometri di TSMC, noto come N2. Non si tratta semplicemente di ridurre il numero indicato nella scheda tecnica. Questo cambiamento comporta una nuova architettura dei transistor, una maggiore densità dei componenti e un modo diverso di integrare la memoria con il processore.
Se le indiscrezioni saranno confermate, potrebbe trattarsi di uno dei più importanti cambiamenti interni dell’iPhone degli ultimi anni.
Cosa significa davvero un chip a 2 nm?
Quando si parla di chip a 3 nm o 2 nm, è facile immaginare che questi numeri rappresentino letteralmente la dimensione dei transistor. Oggi, però, non è più esattamente così.
Le denominazioni utilizzate dall’industria servono principalmente a identificare diverse generazioni di processi produttivi.
Nonostante questo, il passaggio da una generazione alla successiva consente generalmente di aumentare la densità dei transistor e migliorare il rapporto tra prestazioni e consumo energetico.
L’A17 Pro, utilizzato nell’iPhone 15 Pro, ha segnato il debutto di Apple nei 3 nm. A18 Pro e A19 Pro hanno poi continuato a evolversi all’interno della stessa generazione produttiva.
L’A20 Pro dovrebbe finalmente compiere il salto successivo, passando al processo N2 di TSMC.
La stessa TSMC ha confermato che la produzione su larga scala della propria tecnologia a 2 nm è iniziata nel quarto trimestre del 2025.
Questo colloca la tecnologia esattamente nel momento giusto per essere utilizzata nei nuovi iPhone Pro del 2026.

Il vero cambiamento è dentro il transistor
Forse l’aspetto più interessante del processo a 2 nm non riguarda semplicemente il numero di transistor che possono essere inseriti all’interno di un chip.
TSMC sta cambiando la struttura stessa dei transistor.
I processi a 3 nm utilizzati attualmente da Apple si basano su transistor FinFET. Con la generazione N2, TSMC passa per la prima volta ai cosiddetti transistor nanosheet, una realizzazione dell’architettura nota come Gate All Around.
In questo tipo di struttura, il gate del transistor avvolge il canale in modo molto più completo, consentendo un controllo più preciso del flusso di corrente.
In pratica, questo aiuta a ridurre le perdite di energia e permette al transistor di funzionare in modo più efficiente.
Per chi utilizza un iPhone, ovviamente nulla di tutto questo apparirà direttamente sullo schermo. Ma gli effetti potrebbero essere visibili in aspetti molto più concreti, come autonomia, temperatura e prestazioni durante le attività più impegnative.
Quanto potrebbe essere più veloce l’A20 Pro?
TSMC stima che il suo processo N2 possa offrire tra il 10% e il 15% di prestazioni in più mantenendo lo stesso consumo energetico rispetto al processo N3E.
Esiste anche un’altra possibilità: mantenere all’incirca lo stesso livello di prestazioni riducendo il consumo energetico tra il 25% e il 30%.
Il produttore parla inoltre di un aumento superiore al 15% della densità del chip rispetto al processo N3E.
Questo non significa che l’A20 Pro sarà automaticamente il 15% più veloce o consumerà il 30% in meno rispetto all’A19 Pro.
Questi numeri descrivono il potenziale del processo produttivo in determinate condizioni. Apple deve ancora decidere come sfruttare questo margine all’interno del progetto del processore.
Può privilegiare le prestazioni, l’efficienza energetica oppure, come accade spesso, cercare un equilibrio tra le due cose.
Nonostante questo, i numeri aiutano a capire perché il passaggio ai 2 nm sia così importante.
L’autonomia potrebbe essere la principale beneficiaria
Quando arriva un nuovo processore, è naturale pensare prima di tutto alla velocità.
Ma in uno smartphone moderno, l’efficienza energetica può essere ancora più importante.
Un chip in grado di eseguire lo stesso compito consumando meno energia significa che la batteria deve fornire meno energia per completare quel lavoro.
E questo riguarda praticamente tutto.
Navigazione web, riproduzione video, giochi, elaborazione delle fotografie, registrazione ad alta risoluzione, navigazione GPS e funzioni di intelligenza artificiale passano tutte, prima o poi, attraverso il processore.
Anche piccole riduzioni dei consumi, accumulate durante diverse ore di utilizzo, possono tradursi in una differenza percepibile nell’autonomia.
C’è anche un’altra conseguenza importante: meno calore.
Più il processore è efficiente, minore tende a essere la quantità di energia dispersa sotto forma di calore. Questo potrebbe aiutare l’iPhone a mantenere prestazioni elevate più a lungo prima che il sistema debba ridurre la velocità per tenere sotto controllo la temperatura.

Apple potrebbe cambiare anche il modo in cui memoria e processore lavorano insieme
Il processo a 2 nm non dovrebbe essere l’unica novità dell’A20 Pro.
Le indiscrezioni indicano che Apple potrebbe adottare una nuova tecnologia di packaging di TSMC chiamata WMCM, acronimo di Wafer Level Multi Chip Module.
Oggi processore e memoria sono componenti separati che devono comunicare tra loro.
Con il nuovo sistema, la memoria potrebbe essere integrata molto più vicino al complesso che riunisce CPU, GPU e Neural Engine. Questo riduce la distanza che i dati devono percorrere e potrebbe diminuire sia la latenza sia il consumo energetico necessario per questa comunicazione.
Questo dettaglio potrebbe rivelarsi importante quanto lo stesso passaggio ai 2 nm.
Oltre a migliorare l’efficienza, la nuova organizzazione potrebbe anche occupare meno spazio all’interno del dispositivo, un vantaggio estremamente prezioso in un prodotto dove ogni millimetro interno conta.
Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale.
C’è anche un altro motivo per cui questo cambiamento potrebbe avvenire proprio adesso.
Gli smartphone stanno eseguendo sempre più attività di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo.
Questo richiede non solo capacità di elaborazione, ma anche una comunicazione estremamente rapida tra memoria, CPU, GPU e Neural Engine.
Un modello di IA eseguito localmente deve spostare enormi quantità di dati in intervalli di tempo molto brevi.
Più la memoria è distante dal processore, maggiore può diventare il costo di questo trasferimento in termini sia di tempo sia di energia.
La combinazione del processo a 2 nm con il nuovo packaging WMCM potrebbe aiutare proprio su questo fronte. Le indiscrezioni sull’A20 Pro indicano che la nuova architettura sarebbe stata progettata per migliorare le prestazioni nelle attività legate ad Apple Intelligence e, allo stesso tempo, ridurre il consumo energetico.
Questo potrebbe essere particolarmente importante per Apple, che punta a eseguire sempre più funzioni di intelligenza artificiale direttamente sull’iPhone senza dipendere costantemente da server esterni.
Non aspettarti miglioramenti visibili soltanto nei benchmark
Forse è proprio qui che l’A20 Pro potrebbe distinguersi da alcune generazioni precedenti.
Il progresso non deve necessariamente apparire soltanto in un grafico che mostra il nuovo iPhone qualche punto percentuale più veloce.
Un processore più efficiente consente ad Apple di distribuire i miglioramenti in modi diversi.
Una parte può trasformarsi in maggiori prestazioni.
Un’altra può diventare maggiore autonomia.
Un’altra ancora può essere utilizzata per sostenere attività di intelligenza artificiale per periodi più lunghi.
E un’altra parte può semplicemente permettere al dispositivo di funzionare a temperature più controllate.
Per l’utente, questo tipo di evoluzione è spesso molto più interessante di un semplice aumento isolato nei test benchmark.
Il problema dei 2 nm è il prezzo
Tutta questa tecnologia ha un costo.
Produrre chip con processi sempre più avanzati richiede apparecchiature estremamente costose e linee produttive molto più complesse.
Le informazioni provenienti dalla catena di fornitura indicano che i chip realizzati a 2 nm potrebbero costare sensibilmente più degli attuali processori a 3 nm. Alcune stime citate dalla stampa parlano di un aumento di almeno il 50% del costo di produzione del chip.
Questo è uno dei motivi per cui si prevede che la tecnologia venga inizialmente riservata ai modelli più costosi.
Le indiscrezioni più recenti indicano l’A20 Pro a 2 nm per iPhone 18 Pro, iPhone 18 Pro Max e l’atteso iPhone pieghevole di Apple.
La strategia permetterebbe ad Apple di introdurre una tecnologia costosa in prodotti con margini più elevati prima di portarla successivamente sui modelli più accessibili.
Un salto più grande di quanto sembri
È facile guardare al passaggio da 3 nm a 2 nm e considerarlo semplicemente come la naturale evoluzione successiva dell’industria.
Ma l’A20 Pro potrebbe rappresentare qualcosa di più importante.
Oltre a inaugurare una nuova generazione produttiva per i chip Apple, dovrebbe adottare una nuova architettura dei transistor e un nuovo modo di integrare memoria ed elaborazione.
Sono cambiamenti che avvengono in una parte dell’iPhone che nessuno vede, ma che potrebbero influenzare praticamente tutto ciò che facciamo con il dispositivo.
Più prestazioni, maggiore autonomia e un’intelligenza artificiale più veloce sono alcune delle possibilità.
Dovremo comunque aspettare l’annuncio ufficiale di Apple per scoprire esattamente come sarà configurato l’A20 Pro e quali miglioramenti arriveranno nel prodotto finale.
Ma, se le informazioni attuali sono corrette, il chip dell’iPhone 18 Pro non sarà semplicemente un altro aggiornamento annuale della famiglia A.
Potrebbe segnare l’inizio di una nuova generazione di processori per l’iPhone.

